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Metà di chi è in povertà energetica in Europa ha un lavoro

L’analisi della Confederazione europea dei sindacati sui dati Eurostat mostra che l’avere un reddito stabile non è più garanzia di non trovarsi in condizioni di povertà energetica

Povertà energetica in Europa: il 50% ha un lavoro
Foto di Johannes Plenio su Unsplash

In 5 anni, la povertà energetica in Europa è aumentata di un preoccupante 54%. Nel 2023, il 10,6% della popolazione europea (pari a 47,5 milioni di persone) non poteva permettersi di riscaldare la propria casa. Mentre nel 2019 – prima del Covid, della crisi dei prezzi dell’energia e dell’invasione russa dell’Ucraina – la percentuale si fermava al 6,9% (30,8 milioni di persone).

Oltre al boom del numero di chi è in difficoltà a pagare le bollette e deve ridurre i consumi per non andare in rosso, l’altro aspetto preoccupante è il profilo degli europei che sono in condizioni di povertà energetica: metà di loro ha un lavoro.

Anche qui, c’è un aumento sostanziale tra 2019 e 2023. Cinque anni fa, la povertà energetica in Europa riguardava 13,4 milioni di lavoratori – il 43,5% di chi è in condizioni di energy poverty. Nel 2023, il totale è salito a 23,7 milioni, cioè è quasi raddoppiato, e la percentuale è passata al 49,9%.

Povertà energetica in Europa, serve il salario minimo

Secondo lo European Trade Union institute, che ha analizzato dati provenienti da Eurostat, le cause principali dell’aumento della povertà energetica in Europa sono:

  • Aumento strutturale delle bollette energetiche dopo la crisi del 2022.
  • Riduzione del sostegno emergenziale da parte dei governi.
  • Elevati costi energetici che mettono sotto pressione famiglie e imprese.

Esattamente gli stessi fattori ai quali, oggi, la Commissione UE darà una risposta presentando una prima raffica di provvedimenti per ridurre il costo dell’energia e aumentare la sicurezza energetica dell’Europa. Tra cui il Clean Industrial Deal e soprattutto l’Affordable Energy Action Plan.

Secondo la Confederazione europea dei sindacati (ETUC), di cui l’istituto è un’emanazione, l’esecutivo comunitario dovrebbe far fronte alla povertà energetica con misure mirate, tra cui:

  • Controlli sui prezzi per proteggere le famiglie dalla volatilità del mercato.
  • Divieto di disconnessioni per chi non può pagare.
  • Investimenti pubblici in infrastrutture energetiche e energia rinnovabile.
  • Attuazione completa della Direttiva sul salario minimo per garantire stipendi dignitosi.
  • Maggiore ruolo del settore pubblico nella pianificazione energetica per garantire energia accessibile e sicura.

Il piano d’azione sull’Affordable Energy “deve includere misure che siano all’altezza della crescente crisi affrontata dai lavoratori in Europa, riaprendo il mercato elettrico e lavorando sui controlli dei prezzi e su un divieto esecutivo di disconnessioni”, afferma Ludovic Voet, segretario confederale dell’ETUC.

“Dobbiamo anche affrontare il fallimento fondamentale del mercato dando al settore pubblico un ruolo maggiore nella pianificazione di una fornitura di energia accessibile, pulita e affidabile e prevenire le decisioni guidate dal profitto che stanno spingendo milioni di persone verso la povertà”, conclude Voet.

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