
Mobilitare 100 miliardi di euro nel breve termine per rilanciare la competitività dell’industria europea e supportarne la decarbonizzazione. Risorse che saranno gestite con uno strumento nuovo, l’Industrial Decarbonisation Bank. In parallelo, un piano per accelerare lo sviluppo delle energie pulite e ridurre il costo dell’energia. Misure per intrecciare più saldamente sostenibilità e produzione sul suolo europeo, anche facendo leva su nuovi requisiti per la spesa pubblica. Sono alcuni degli indirizzi principali attorno a cui è strutturato il Clean Industrial Deal, il Patto per un’Industria Pulita presentato il 26 febbraio 2025 dalla Commissione Europea.
Il primo, grande atto del nuovo esecutivo comunitario, che la Bussola sulla Competitività UE aveva presentato come pietra angolare dell’azione della Commissione, arriva in un momento in cui l’Europa è in forte difficoltà su più fronti. A partire dall’affanno della sua industria. La competizione della Cina si fa sempre più sentire. E gli Stati Uniti di Donald Trump stanno ridefinendo le coordinate fondamentali della collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico stabilite 80 anni fa, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Quindi il Patto per un’Industria Pulita “mira a tagliare i legami che ancora frenano le nostre aziende e a creare un chiaro business case per l’Europa”, sottolinea la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen. La cifra di 100 miliardi, poi, riguarda le risorse pubbliche.
“Sulla base della nostra esperienza, questo potrebbe mobilitare fino a 400 miliardi di euro“, ha specificato il commissario per l’azione per il clima Wopke Hoekstra in conferenza stampa. Per poi aggiungere che l’intero pacchetto di misure dovrebbe abbassare del 30% le emissioni dell’industria europea.
Calo che sarà il risultato di semplificazioni e riforme efficaci anche “senza motosega”, ha chiosato il vicepresidente della Commissione responsabile per la strategia industriale, Stéphane Séjourné. Chiaro il riferimento al repulisti lanciato dal DoGE di Elon Musk, salito pochi giorni prima sul palco del CPAC, la convention dei conservatori, con una motosega in mano.
Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il Clean Industrial Deal, quali misure prevede e quali sono i suoi obiettivi.
Patto per un’Industria Pulita, i 6 pilastri del piano UE
Il Clean Industrial Deal è il nuovo piano della Commissione UE per coniugare competitività industriale e decarbonizzazione. Prosegue il lavoro avviato dal 2019 con il Green Deal, ma ricalibrando la traiettoria della transizione europea sulla sostenibilità economica per l’industria.
Dal punto di vista legale, il Clean Industrial Deal è una comunicazione della Commissione Europea. Le comunicazioni sono documenti senza portata giuridica che la Commissione trasmette alle altre istituzioni europee e in cui presenta nuovi programmi e nuove politiche.
La portata e l’efficacia del piano dovranno essere misurate sul contenuto dei singoli provvedimenti citati dal piano stesso e di prossima presentazione.
Il Patto per un’Industria Pulita mira a rafforzare la resilienza economica dell’UE riducendo la dipendenza da fonti fossili, abbassando i costi energetici e incentivando innovazioni nel settore industriale.
È strutturato in 6 pilastri strategici:
- accesso a energia conveniente,
- sviluppo di mercati guida per tecnologie pulite,
- finanziamenti per la transizione,
- circolarità e accesso ai materiali,
- cooperazione globale,
- competenze.
Inoltre, il Clean Industrial Deal fa leva soprattutto su 3 ambiti:
- industrie ad alta intensità energetica, con l’imperativo di fornire loro supporto rapido per la decarbonizzazione e l’elettrificazione;
- tecnologia pulita, il cui sviluppo è cruciale per garantire competitività e crescita all’industria europea;
- circolarità, dimensione trasversale e necessaria per massimizzare le risorse europee limitate e ridurre la dipendenza eccessiva di materie prime da paesi terzi.
Accesso a energia conveniente
L’obiettivo di questo pilastro è ridurre il costo dell’energia per l’industria europea, accelerare l’elettrificazione e promuovere la transizione alle energie rinnovabili.
Il 1° provvedimento è stato già presentato oggi, in parallelo al Patto per un’Industria Pulita e al 1° pacchetto Omnibus sulle semplificazioni. Si tratta dell’Action Plan for Affordable Energy.
Action Plan for Affordable Energy
Il piano include misure per ridurre le bollette energetiche e velocizzare le riforme strutturali. Se attuato in tutta la sua portata farà risparmiare 45 miliardi di euro già nel 2025, calcola la Commissione. Il risparmio crescerebbe a 130 mld nel 2030 e 260 mld nel 2040.
Con questo piano, la Commissione UE vuole ridurre i prezzi dell’energia affrontando i costi di rete, sistema, tasse, imposte e fornitura. Incoraggerà gli stati membri a ridurre le tasse nazionali sull’elettricità, migliorare il passaggio tra fornitori e promuovere contratti di fornitura a lungo termine. Proporrà metodi per ridurre le tariffe di rete e migliorare l’efficienza energetica.
Industrial Decarbonisation Accelerator Act
Altro grande tassello del Clean Industrial Deal è l’Industrial Decarbonisation Accelerator Act, che sarà presentato entro fine 2025. L’obiettivo di questa misura è affrontare i colli di bottiglia dei permessi correlati all’accesso industriale all’energia e alla decarbonizzazione industriale, attraverso l’adozione di misure concrete. Quelle già anticipate includono:
- il principio del silenzio assenso in alcune fasi del permitting,
- one-stop shops per gli sviluppatori,
- maggior ricorso alla digitalizzazione per supportare le autorità nazionali coinvolte nel rilascio delle autorizzazioni.
Programma pilota per PPA aziendali
Lanciato ufficialmente oggi anche un programma pilota per sostenere l’adozione dei PPA, i Power Purchase Agreement. L’iniziativa è gestita insieme alla Banca europea per gli investimenti (BEI), che controgarantirà PPA sottoscritti dalle imprese (soprattutto PMI, mid cap, industria ad alta intensità energetica) per l’acquisto a lungo termine di produzione di energia elettrica. La dotazione indicativa del progetto pilota è 500 milioni di euro.
Altre misure per abbassare il prezzo dell’energia
Tra le altre iniziative comprese nel 1° pilastro del Clean Industrial Deal, le principali riguardano:
- il potenziamento delle infrastrutture: soprattutto attraverso un pacchetto europeo per le reti elettriche (Grid Package, previsto nel 2026);
- revisione della tassazione energetica: raccomandazione per ridurre le tasse sull’elettricità e incentivare le rinnovabili;
- nuove regole sui mercati del gas: una task force per regolare il mercato del gas e prevenire speculazioni.
Sviluppo di mercati guida per tecnologie pulite
Il pilastro dei lead markets consiste in provvedimenti per far emergere la domanda necessaria a rendere convenienti gli investimenti in tecnologie pulite e ambiti collegati alla decarbonizzazione in genere. L’obiettivo è stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni e creare un mercato europeo per le tecnologie pulite.
In quest’ottica, il Patto per un’Industria Pulita mette in campo molte iniziative, dal public procurement all’idrogeno, dalla CO2 industriale al nucleare di nuova generazione.
Revisione della Public Procurement Directive
Uno dei tasselli principali nella strategia di sviluppo di mercati guida è la revisione della direttiva sugli appalti pubblici. L’obiettivo è renderli uno strumento strategico per la decarbonizzazione e la competitività industriale europea. Il settore pubblico europeo spende circa il 14% del pil in appalti: è un potente motore per stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni e favorire la crescita di industrie pulite.
La revisione della direttiva integrerà criteri di sostenibilità, resilienza e preferenza europea (Made in Europe) per orientare gli investimenti pubblici verso prodotti e tecnologie compatibili con gli obiettivi di neutralità climatica al 2050.
Le misure previste includono:
- l’introduzione obbligatoria di criteri ambientali e sociali nei bandi pubblici, superando la logica del “minor prezzo” e incentivando l’acquisto di materiali e tecnologie a basso impatto ambientale;
- ampliare l’uso di criteri Made in EU, ovvero requisiti che privilegiano prodotti realizzati nell’UE, compatibilmente con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio;
- estensione di questi criteri anche agli acquisti privati incentivati da fondi pubblici, come nel caso di agevolazioni fiscali o finanziamenti per la decarbonizzazione industriale;
- semplificazione delle norme, per ridurre la complessità burocratica e permettere una maggiore partecipazione di PMI e startup innovative (in sinergia con i pacchetti Omnibus);
- allineamento del quadro normativo con il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), per garantire le imprese europee da concorrenza sleale costituita da importazioni più inquinanti.
Etichetta volontaria per prodotti a basse emissioni
L’Industrial Decarbonisation Accelerator Act (in arrivo nel 2025) svilupperà un’etichetta volontaria sull’intensità di carbonio dei prodotti industriali. A partire da acciaio e cemento, due dei settori di più complessa decarbonizzazione. L’etichetta si baserà sui dati dell’ETS, il mercato del carbonio UE, e sulla metodologia impiegata nel CBAM. E permetterà di accedere a incentivi mirati, ad esempio quelli per l’acciaio low-carbon.
In parallelo, la Commissione UE continuerà a lavorare allo sviluppo di valutazioni complete del ciclo di vita e sul semplificare e armonizzare le metodologie di contabilizzazione del carbonio. Quest’ultima area di azione dovrebbe produrre un intervento legislativo entro il 2025.
Altre misure per stimolare la domanda di tecnologie pulite
Oltre a questi provvedimenti, le altre misure annunciate con il Clean Industrial Deal per stimolare la domanda di prodotti decarbonizzati includono:
- Terzo bando dell’Hydrogen Bank (1 mld euro): supporto alla produzione di idrogeno rinnovabile e meccanismi di finanziamento per l’acquisto di idrogeno.
- Atto delegato sull’idrogeno low-carbon: atteso entro fine marzo, il provvedimento chiarirà “in modo pragmatico” quali fonti energetiche sono ammesse per definire l’idrogeno “a basso contenuto di carbonio”. L’obiettivo è dare più certezze agli investitori.
- Strategia di gestione del carbonio industriale: sviluppo di un mercato per il carbonio catturato per compensare emissioni difficili da abbattere.
Finanziamenti per la transizione
Nel 2021-2030, l’UE deve aumentare gli investimenti annuali in energia, innovazione industriale e potenziamento del sistema di trasporto di circa 480 miliardi di euro rispetto al decennio precedente per centrare gli obiettivi della transizione.
In quest’ottica, il Piano per un’Industria Pulita (Clean Industrial Deal) mobiliterà già a breve termine 100 miliardi di euro, incluso 1 ulteriore miliardo di euro in garanzie nell’ambito dell’attuale bilancio pluriennale UE.
Le priorità sono:
- rafforzare i finanziamenti a livello UE,
- fare leva sugli investimenti privati,
- migliorare l’efficacia degli aiuti di Stato.
Vediamo in dettaglio le misure principali previste dal piano.
Banca per la Decarbonizzazione Industriale
La Banca per la Decarbonizzazione Industriale è uno strumento finanziario chiave del Clean Industrial Deal. È il veicolo pensato per mobilitare i 100 miliardi di euro a sostegno della transizione verde del settore manifatturiero europeo.
Il suo obiettivo principale è colmare il divario di finanziamento tra le esigenze delle industrie ad alta intensità energetica e le opportunità di investimento in tecnologie pulite.
Come funziona e quali strumenti finanziari prevede? Da quanto si legge nel Patto per un’Industria Pulita, è articolato intorno a:
- finanziamenti a fondo perduto e prestiti agevolati per progetti di decarbonizzazione,
- contratti per differenza sul carbonio (CCfD) per ridurre il rischio degli investimenti in tecnologie a basse emissioni, garantendo un prezzo minimo del carbonio,
- utilizzo delle entrate dell’ETS per finanziare l’innovazione e la riduzione delle emissioni nei settori più esposti alla concorrenza globale,
- sostegno a infrastrutture strategiche, come impianti di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e idrogeno rinnovabile.
La banca avrà un ruolo complementare agli investimenti nazionali e privati. Garantirà una distribuzione equa dei fondi e dovrà prevenire distorsioni del mercato.
Clean Industrial Deal State Aid Framework
È previsto un nuovo quadro di aiuti di Stato per il Clean Industrial Deal, che mira a semplificare e potenziare il sostegno pubblico agli investimenti verdi. Tutto ciò dando più certezza normativa e orizzonti di pianificazione di 5 anni per le imprese.
Le misure chiave includono:
- semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli aiuti destinati alla decarbonizzazione industriale,
- introduzione di opzioni standardizzate (“off-the-shelf”) per gli Stati membri, facilitando il finanziamento rapido dei progetti strategici,
- maggiore flessibilità per i progetti innovativi, riducendo i vincoli burocratici per le imprese che investono in energia pulita,
- supporto specifico per il settore manifatturiero di tecnologie pulite, aggiornando le regole per investimenti in batterie, rinnovabili e idrogeno,
- incentivi fiscali per le industrie verdi, con misure come ammortamenti accelerati e crediti d’imposta per investimenti sostenibili.
Altre misure di finanziamento per la transizione
Oltre a questi provvedimenti, il Clean Industrial Deal sarà finanziato con misure e strumenti sia lato pubblico sia lato privato.
Nello specifico, gli strumenti di finanziamento pubblico includono:
- InvestEU (50 miliardi di euro aggiuntivi): aumento della capacità di rischio per attrarre investimenti privati in energie rinnovabili, tecnologie pulite e infrastrutture verdi,
- Fondo per l’Innovazione (6 miliardi di euro nel 2025): sostegno alla ricerca e sviluppo di nuove soluzioni industriali a basse emissioni,
- Programma Horizon Europe (600 milioni di euro): finanziamento di progetti avanzati di decarbonizzazione industriale,
- Fondo per la Transizione Giusta: supporto alle regioni più esposte alla trasformazione industriale, evitando impatti sociali negativi.
Per quanto riguarda gli investimenti privati e le misure per l’attrazione capitali, il Patto nomina:
- Partnership con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI): garanzie per prestiti alle imprese per l’adozione di tecnologie pulite,
- Clean Tech Guarantee Facility: strumento per ridurre i rischi degli investimenti in start-up e aziende innovative nel settore energetico,
- Revisione della regolamentazione finanziaria: misure per facilitare l’accesso al credito per progetti di decarbonizzazione.
Economia circolare e accesso ai materiali
L’obiettivo di questo pilastro del Clean Industrial Deal è ridurre la dipendenza da fornitori esteri di materie prime critiche e rafforzare la circolarità nei settori industriali. Il potenziale circolare del mercato europeo crescerà dai 31 miliardi di euro di oggi a 100 miliardi di euro entro il 2030, dicono le stime della Commissione, creando 500mila nuovi posti di lavoro.
Per accompagnare e rafforzare questo percorso, il Patto per un’Industria Pulita prevede una serie di iniziative, tra cui:
- attuazione del Critical Raw Materials Act: prima lista di progetti strategici già nel 2025, per diversificare le forniture di materie prime. La misura renderà il riciclo di rifiuti con materie prime critiche più conveniente che la loro esportazione. Prevederà anche misure specifiche per trattenere in UE più massa nera, il materiale restante una volta triturate le batterie agli ioni di litio scadute, di cui c’è scarsità,
- Centro UE per le Materie Prime Critiche (nel 2026): servirà per acquisti congiunti di materiali strategici e per la gestione delle scorte;
- Circular Economy Act (2026): regolamentazione per incentivare il riutilizzo e il riciclo di materiali strategici. Includerà una revisione delle regole sui rifiuti elettronici per garantire che siano “più semplici, adatti allo scopo e recuperino le materie prime essenziali che contengono”;
- Trans-Regional Circularity Hubs: creazione di poli per il riciclo industriale;
- Green VAT Initiative: revisione del regime IVA per incentivare prodotti ricondizionati e di seconda mano.
Mercati globali e partnership internazionali
Oltre a difendere l’industria europea con misure protettive, la Commissione mette sul tavolo una serie di iniziative per rafforzare le partnership con paesi terzi in chiave decarbonizzazione. L’obiettivo è garantire accesso sicuro a materiali strategici e mercati esteri per le imprese europee.
Tra le azioni principali, il Patto per un’Industria Pulita cita:
- Partnership Commerciali per la Transizione Pulita (CTIP): nuovi accordi per assicurare forniture strategiche, complementari agli accordi di libero scambio (FTA) e pensati per allineare meglio politica estera e politica industriale dell’UE. La 1° partnership sarà annunciata già a marzo 2025. L’Italia potrebbe essere particolarmente toccata dall’iniziativa Trans-Mediterranean Energy and Clean Tech Cooperation, che stimolerà investimenti pubblici e privati su larga scala nelle energie rinnovabili con i paesi del vicinato Sud (lancio previsto entro fine 2025);
- Regolamento sugli Investimenti Esteri (2026): revisione delle norme per proteggere la sicurezza economica europea.
- Difesa commerciale: rafforzamento delle misure anti-dumping per contrastare la concorrenza sleale.
- Modifiche al CBAM
Modifiche al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)
La revisione e l’aggiustamento del meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera è una delle misure centrali del Clean Industrial Deal per proteggere l’industria europea dalla concorrenza di prodotti importati con un’impronta di carbonio più elevata.
La revisione del CBAM punta a semplificare il meccanismo, riducendo gli oneri burocratici per le imprese e migliorando l’efficacia della sua applicazione. Il testo del Patto ricorda che oltre il 99% delle emissioni imputabili alle importazioni proviene da un numero limitato di operatori, dato che potrebbe portare a esenzioni su larga scala per la maggior parte delle aziende oggi interessate dal CBAM.
Entro il 2° semestre 2025, la Commissione presenterà un’analisi di revisione del CBAM. Obiettivo: valutare di estenderne l’applicazione ad altri settori ETS e ai prodotti a valle. Sarà inoltre esaminata l’inclusione delle emissioni indirette, considerando i costi dell’energia per i produttori europei. La riforma prevede infine misure contro le elusioni e un possibile meccanismo di compensazione per le esportazioni, per evitare la perdita di competitività delle aziende UE sui mercati globali.
Competenze
La transizione della manifattura europea richiede lo sviluppo di una forza lavoro ditata di nuove competenze per l’industria pulita. L’obiettivo del 6° pilastro del Patto per un’Industria Pulita è stimolare lo sviluppo delle competenze necessarie, armonizzando domanda delle imprese, equità, mercato del lavoro.
Le misure più importanti in questo ambito includono:
- Unione delle Competenze (entro marzo 2025): strategia europea per il potenziamento delle competenze industriali, che rivedrà tra le altre cose anche le iniziative europee sulle competenze settoriali;
- Roadmap per il lavoro di qualità (2025): miglioramento delle condizioni lavorative nel settore industriale;
- Osservatorio Europeo per la Transizione Giusta (2026): monitoraggio degli impatti occupazionali della transizione verde;
- Iniziativa sulla Portabilità delle Competenze (2026): per facilitare il riconoscimento delle competenze tra i paesi UE;
- Riforma degli aiuti di stato per la formazione (2027): garantirà incentivi per le aziende che investono in formazione e occupazione nel settore pulito.
Scarica qui la comunicazione sul Clean Industrial Deal.