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Pacchetto Omnibus UE, semplificazioni per 6 mld: tutti i dettagli

Il 26 febbraio, la Commissione ha presentato i primi 2 provvedimenti di semplificazione della reportistica di sostenibilità. Attesi 6 miliardi di risparmi per le imprese. Come cambiano la CSRD e la CSDDD?

Pacchetto Omnibus UE: tutte le semplificazioni a CSRD e CSDDD
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Esenzioni dalla reportistica di sostenibilità per l’80% delle aziende originariamente previste. Abbattimento degli oneri amministrativi del 25% per le imprese. Condizioni particolarmente favorevoli per le PMI, che potranno usare un nuovo standard molto semplificato. Sono le principali novità del pacchetto Omnibus UE, i provvedimenti di semplificazione della normativa sulla sostenibilità aziendale annunciati dal nuovo esecutivo comunitario per rendere le imprese europee più competitive.

Il 26 febbraio, la Commissione UE ha presentato i primi 2 pacchetti di modifiche. Riguardano:

Le semplificazioni puntano a cambiare radicalmente rotta: meno obblighi, più flessibilità, e quindi imprese europee più competitive. “Oggi, la regolamentazione è vista da oltre il 60% delle aziende dell’UE come un ostacolo agli investimenti. Il 55% delle PMI segnala gli ostacoli normativi e gli oneri amministrativi come la loro sfida più grande”, sottolinea Valdis Dombrovskis, commissario UE per il commercio.

“In Europa, le PMI costituiscono circa il 99% di tutte le aziende. Sono maggiormente a rischio di essere soffocate dagli oneri amministrativi. Sono il motore economico dell’Europa, per cui parliamo e agiamo con le proposte odierne”, aggiunge.

Le novità del Pacchetto Omnibus UE in sintesi

Le modifiche proposte dal pacchetto Omnibus UE ridisegnano gli obblighi di rendicontazione sostenibile per le imprese europee. Hanno l’obiettivo dichiarato di ridurre del 25% gli oneri amministrativi (e del 35% per le PMI).

Le due proposte innalzano a 1.000 dipendenti la soglia dimensionale per l’obbligo di reporting. Così, escludono l’80% delle 50.000 aziende originariamente interessate dalla normativa. Inoltre, introducono uno standard volontario semplificato (VSME) per le PMI

Le tempistiche dell’entrata in vigore cambiano. La CSRD viene allineata con la CSDDD. Per la CSRD, chi doveva iniziare a rendicontare nel 2026 e 2027 lo farà solo a partire dal 2028. In modo analogo, gli obblighi della CSDDD scatteranno 1 anno dopo, nel 2028.

Viene abbandonata l’idea di introdurre standard di reporting di sostenibilità specifici per settore.

Riforma della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)

Il pacchetto Omnibus UE propone una semplificazione profonda della CSRD.

Le modifiche chieste dalla Commissione riguardano tutti gli aspetti principali:

  • soglie dimensionali e di fatturato,
  • completezza delle informazioni da fornire (definite dagli standard ESRS),
  • frequenza del reporting.

Vediamo nel dettaglio che cosa cambia.

Semplificazione CSRD: a chi si applica?

La modifica più rilevante consiste nell’innalzamento della soglia dimensionale per l’obbligo di reporting. Resteranno soggetti solo gli enti con oltre 1.000 dipendenti (contro i 250 precedenti) e un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio oltre 25 milioni

Questo esclude dall’obbligo:

  • l’80% delle circa 50.000 società originariamente interessate a livello europeo,
  • tutte le PMI quotate (previste nella 3° fase di implementazione),
  • le controllanti di gruppi “non sistemici”.

CSRD semplificata: i nuovi standard di rendicontazione

Il cuore delle semplificazioni della CSRD risiede nell’introduzione del Voluntary Standard for Micro Enterprises (VSME). È uno schema per le PMI ridotto a 15 indicatori chiave contro gli 82 degli ESRS originari. Gli ESRS sono i nuovi standard europei di reporting di sostenibilità introdotti nel 2023, che coprono questioni ambientali, sociali e di governance (ESG).

Le PMI non quotate che aderiscono al VSME:

  • Sono esentate dall’analisi di doppia materialità: si possono limitare a valutare i rischi finanziari legati alla sostenibilità senza dover documentare gli impatti ambientali e sociali generati,
  • Adottano un reporting biennale invece che annuale,
  • Beneficiano di un value chain cap” rafforzato che impedisce alle grandi aziende di richiedere dati aggiuntivi oltre quanto previsto dallo standard.

Il “tetto alla catena del valore” è un tassello fondamentale della semplificazione. Le grandi aziende non potranno richiedere dati alle PMI nella catena di fornitura oltre quanto previsto dallo standard VSME. Così, elimina il rischio di conflitto tra obblighi di aziende di taglia diversa che appartengono alla stessa catena del valore. Nel complesso, il value chain cap riduce l’effetto a cascata degli obblighi su 23 milioni di PMI europee.

(Quasi) addio alla doppia materialità

L’obbligo di doppia materialità era un pilastro della CSRD originale. La sua rimozione per le PMI che adottano il VSME segna un cambio di paradigma.

Da un lato, la rinuncia alla doppia materialità riduce i costi di compliance del 38% per le PMI. Costi che la Commissione UE stima in 4,2 miliardi l’anno. Dall’altro lato, rischia di creare un buco informativo sui dati di impatto ambientale diretto.

Il compromesso adottato nel pacchetto Omnibus UE prevede che le grandi imprese (quelle con oltre 1.000 dipendenti) continuino a applicare la doppia materialità. Tuttavia, avranno flessibilità nella selezione degli indicatori.

Più flessibilità sugli obblighi di assurance

Un nuovo equilibrio tra controllo lato governo e agilità operativa lato imprese. Si può riassumere così il senso delle proposte del pacchetto Omnibus UE per la riforma degli obblighi di assurance, i controlli di conformità della reportistica di sostenibilità con la normativa di riferimento.

Le semplificazioni della CSRD cercano un bilanciamento tra affidabilità dei dati ESG e sostenibilità dei costi per le imprese. In quest’ottica, il pacchetto Omnibus UE introduce 3 innovazioni strutturali:

  • Abolizione del percorso verso la reasonable assurance,
  • Transizione da standard vincolanti a linee guida flessibili,
  • Regime “opt-in” per la rendicontazione per la Tassonomia UE.

Il nuovo quadro semplificato mantiene l’obbligo di doppia certificazione (finanziaria e ESG) per le imprese quotate. Ma separa i processi. Sono quindi consentiti audit paralleli, con team distinti. Questa scelta, si legge negli studi di impatto condotti dalla Commissione, riduce i conflitti di interesse ma solleva interrogativi sull’armonizzazione delle metodologie. Un aspetto particolarmente critico per i settori ad alta intensità di carbonio.

Vediamo più da vicino in cosa consistono le 3 innovazioni strutturali.

No alla reasonable assurance

Il passaggio obbligatorio dalla limited alla reasonable assurance – previsto originariamente nella CSRD – viene definitivamente rimosso. Cosa significa?

Le aziende restano vincolate alla limited assurance, un regime che richiede la verifica della correttezza formale dei dati senza analisi approfondite sui processi sottostanti.

Secondo la Commissione, questa scelta taglia del 45% i costi medi di audit (stimati da Bruxelles in 1,2-1,8 miliardi l’anno per il sistema imprenditoriale UE) e fissa un orizzonte certo per le pianificazioni finanziarie.

La reasonable assurance è il livello di attendibilità tipico della revisione del bilancio economico-finanziario. Si distingue dalla limited assurance per l’ampiezza e la profondità delle verifiche svolte, che includono un’analisi più dettagliata dei processi, del sistema di controllo interno e verifiche di dettaglio.

Flessibilità: il reporting diventa “su misura”

Al posto degli standard di assurance prescrittivi e quindi vincolanti previsti per il 2026, la Commissione adotterà linee guida non obbligatorie entro l’anno prossimo.

Le linee guida non obbligatorie includeranno:

  • Protocolli di campionamento differenziati per dimensione aziendale,
  • Metriche di tolleranza sugli errori materiali (+/- 5% per gli indicatori climatici),
  • Orientamenti per l’uso di strumenti digitali (AI, blockchain) nella raccolta dati.

Le PMI potranno avvalersi di audit semplificati, con checklist precompilate. Secondo le stime della Commissione, questi strumenti ridurranno in media i tempi di verifica da 120 a 40 ore per ciascun report di sostenibilità.

Tassonomia facoltativa

La semplificazione della normativa UE sul reporting di sostenibilità tocca anche l’aderenza alla Tassonomia. Il pacchetto Omnibus UE introduce una clausola di esenzione selettiva. Di che si tratta?

Solo le imprese con oltre 1.000 dipendenti, che dichiarano esplicitamente l’allineamento alle attività della Tassonomia UE, dovranno pubblicare gli indicatori di performance (i KPIs) su turnover, CapEx e OpEx. Per le altre aziende la disclosure diventa facoltativa. Il risparmio stimato dalla Commissione è di 420 milioni l’anno in minori costi di compliance.

Riforma della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)

La revisione della CSDDD costituisce il secondo pilastro operativo del pacchetto Omnibus UE. Gli interventi di riforma mirano a differenziare gli oneri di due diligence in base alla dimensione aziendale e al profilo di rischio settoriale.

La proposta di semplificazione modifica 3 aspetti cardine della direttiva originaria:

  • scadenze,
  • perimetro,
  • aspetti vincolanti.

Vediamo nel dettaglio le novità introdotte dalla Commissione UE con la riforma della CSDDD, che mira a ridurre il gap di competitività con Cina e Stati Uniti per le imprese UE rispetto agli obblighi di due diligence. Gap che il rapporto Draghi a settembre 2024 quantificava in costi superiori del 31%.

Posticipo strutturale delle scadenze della CSDDD

L’applicazione della direttiva viene rinviata di 24 mesi, con un calendario differenziato:

  • Grandi imprese (oltre 5.000 dipendenti e fatturato oltre 1,5 miliardi di euro): obbligo di due diligence dal 2029 (era previsto al 2027),
  • Medie imprese (oltre 3.000 dipendenti e fatturato sopra i 900 milioni): implementazione dal 2030 (in origine era il 2028),
  • PMI quotate in settori ad alto rischio (estrazione mineraria, tessile, agricoltura intensiva): esenzione permanente.

Il rinvio risponde alle pressioni di 17 stati membri che segnalavano criticità nell’adeguare i sistemi di controllo delle catene globali, particolarmente complesse per il 78% delle imprese manifatturiere UE con fornitori extra-UE.

Semplificazione CSDDD: ridefinito il perimetro di due diligence

La proposta introduce soglie di materialità finanziaria e limiti geografici:

  • Soglia di tolleranza: esenzione dalla due diligence per impatti con costo potenziale inferiore allo 0,5% del fatturato (innalzata dallo 0,1% originario),
  • Focalizzazione su Tier 1: l’obbligo di mappatura e mitigazione è limitato ai fornitori diretti, sono esclusi i fornitori indiretti (il resto della catena di fornitura),
  • Safe harbour legale: la semplificazione prevede un esonero totale per le attività in paesi con legislazioni equivalenti a quella UE (come la California o il Regno Unito).

Secondo la Commissione, questi aggiustamenti riducono del 40% i costi complessivi di compliance, che scenderebbero a 5,8 miliardi l’anno anziché 9,6 miliardi. Per le aziende energetiche, l’impatto si attenua ulteriormente (-54%) grazie all’esclusione delle attività upstream (come esplorazione ed estrazione).

CSDDD semplificata: meccanismi di flessibilità settoriale

Il testo introduce piani di due diligence differenziati per settore:

  • Alto rischio (oil&gas, metalli, chimica): obbligo di audit indipendenti biennali e clausole contrattuali vincolanti con fornitori,
  • Medio rischio (automotive, edilizia, ICT): autovalutazione con verifica triennale,
  • Basso rischio (servizi, finanza, turismo): autodichiarazione senza obbligo di verifica.

Le PMI fornitrici beneficiano di un voucher di supporto tecnico da 15.000 euro, finanziato dal Fondo per la Transizione Equa (1,2 miliardi allocati nel 2025-2030).

Criticità e rischi della riforma della CSDDD

Nonostante le semplificazioni, permangono 2 nodi critici evidenziati dagli studi di impatto:

  1. Conflitto con legislazioni nazionali: 11 Stati membri (tra cui Germania e Francia) hanno già recepito la CSDDD originaria, si profila un possibile bisticcio normativo;
  2. Opacità sui rischi climatici: la limitazione al Tier 1 di fornitori esclude dal monitoraggio il 68% delle emissioni Scope 3 legate alla catena di fornitura estesa.

La Commissione ha previsto clausole di revisione nel 2027 e 2029 per allineare la direttiva agli sviluppi del quadro internazionale, incluso l’eventuale accordo ONU su due diligence e diritti umani.

Semplificazione CSRD e CSDDD: risparmi e rischi

Con i primi 2 provvedimenti del pacchetto Omnibus UE, la Commissione stima un risparmio netto di 24 miliardi l’anno per le imprese UE. Il risparmio deriva principalmente da:

  • Riduzione del 60% dei costi di assurance (7,3 miliardi),
  • Eliminazione degli obblighi di due diligence su fornitori oltre il Tier 1 (9,1 miliardi),
  • Taglio di 11,2 milioni di ore/uomo in attività amministrative.

Tuttavia, gli studi di impatto rilevano 4 rischi particolarmente critici:

  1. Disallineamento normativo: 23 stati membri su 27 (Italia inclusa) hanno già recepito la CSRD originale, creando potenziali conflitti con le legislazioni nazionali sui tempi di applicazione.
  2. Divario informativo: il restringimento del perimetro soggettivo esclude dal reporting il 38% delle emissioni Scope 3 attualmente tracciate, con ripercussioni sull’affidabilità dei dati per gli investitori ESG.
  3. Frammentazione degli standard: la coesistenza di VSME, i 12 ESRS “non semplificati” e gli schemi nazionali potrebbe complicare il benchmarking settoriale, che resta particolarmente critico per i settori ad elevata intensità energetica.
  4. Effetto rimbalzo dei costi sui grandi emettitori: le 12.000 imprese  con oltre 1.000 dipendenti vedranno aumentare del 22% i costi di compliance per colmare i gap di dati generati dalle PMI escluse dalla normativa sul reporting.

Scarica i testi del pacchetto Omnibus UE:

1° proposta di semplificazione | 2° proposta di semplificazione

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About Author / Lorenzo Marinone

Scrive per Rinnovabili dal 2016 ed è responsabile della sezione Clima & Ambiente. Si occupa in particolare di politiche per la transizione ecologica a livello nazionale, europeo e internazionale e di scienza del clima. Segue anche i temi legati allo sviluppo della mobilità sostenibile. In precedenza si è occupato di questi temi anche per altri siti online e riviste italiane.