L’Italia sta usando male uno strumento fondamentale per finanziare la transizione del paese. I consigli del think tank ECCO
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L’Italia spende male i ricavi del mercato del carbonio europeo. Tra 2012 e 2014, le aste dell’EU ETS Italia hanno generato proventi per 15,6 miliardi di euro. Ma soltanto il 9% è stato speso per la lotta ai cambiamenti climatici. Molto meno di quanto prevede la normativa, cioè il 50%.
Ma più in generale, l’Italia non ha una buona pianificazione della spesa dei proventi delle aste dell’Emission Trading System dell’UE. L’analisi dei dati mostra “lacune” sia a breve che a medio termine. Ed è anche difficile tracciare la spesa, sia in termini di volumi che di destinazioni d’uso.
Lo sostiene il think tank italiano ECCO, che pubblica un’analisi dell’uso dei proventi delle aste dell’EU ETS Italia.
Insomma: l’Italia sta usando male uno strumento fondamentale per finanziare la transizione del paese. Due esempi. Primo: su 100 euro generati dal gettito ETS nel 2012-13, ad oggi – dopo 12 anni – solo 42 sono stati effettivamente spesi. Secondo: tra 2021 e 2022 sono stati impiegati 3,6 miliardi di euro dell’ETS per ridurre il costo dell’energia in bolletta, ma le rendicontazioni non permettono di ricostruire con precisione cosa e come è stato finanziato.
“Una metà dei proventi delle aste di CO2 copre il debito pubblico, mentre ben 3 miliardi e 600 milioni sono già stati usati per misure emergenziali sul caro bolletta tra il 2021 e 2022, andando anche a rimpinguare i lauti extraprofitti delle compagnie oil & gas, quindi”, lamentano WWF, Greenpeace e Legambiente in reazione all’analisi di ECCO.
Aste EU ETS, l’Italia dovrà gestire 33 mld euro entro il 2030
Tra il 2025 e il 2030, i proventi ETS dovrebbero attestarsi tra i 27 e i 33 miliardi di euro. Impiegarli bene significa poter contare su “un contributo significativo nel finanziamento delle politiche del clima e supportare le imprese e i cittadini nell’abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili”, sottolinea ECCO.
Il fabbisogno di investimenti stimato per gli obiettivi 2030 del PNIEC, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, arriva a 174 miliardi di euro. Un uso oculato dell’ETS ne garantirebbe fino al 20%. Per un paese “a ridotto spazio fiscale” come l’Italia, “il completo, efficiente ed efficace utilizzo dei proventi delle aste derivanti dall’EU ETS” è un elemento “fondamentale” della strategia di finanziamento per la transizione, rimarca ECCO.
Il peso dell’ETS2
Che il mercato del carbonio sia effettivamente uno strumento cruciale, è ancora più evidente se si considera il gettito atteso dall’ETS2, il sistema di scambio di quote di carbonio “gemello” e dedicato a edifici e trasporti, che sarà attivo dal 2027.
Il nuovo ETS genererà, secondo le stime, qualcosa come 40 miliardi di euro. Di cui 7 miliardi andranno al Fondo Sociale per il Clima, un fondo compensativo espressamente dedicato alla protezione di cittadini e micro-imprese dalla povertà energetica.
“Se consideriamo che efficientare tutte le case popolari d’Italia, oppure metà delle scuole pubbliche, costerebbe circa 20 miliardi di euro, è immediatamente evidente la valenza di tale contributo rispetto all’effettiva transizione dai combustibili fossili”, rimarca ECCO.
Sfruttare appieno l’opportunità dell’ETS per la transizione
Con l’introduzione dell’ETS2 e le modifiche al mercato del carbonio già in vigore, che impongono l’uso integrale dei proventi d’asta per il clima e il sostegno a gruppi vulnerabili, l’Italia può approfittarne e migliorare la gestione dei proventi dell’ETS.
Secondo ECCO, esistono le seguenti aree di miglioramento.
Pianificazione e gestione efficiente dei proventi
- Allineare il decreto di recepimento alla Direttiva EU ETS, destinando il 100% dei fondi alle politiche climatiche.
- Garantire allocazione chiara e tempestiva dei fondi, semplificando le procedure amministrative.
- Pianificare la spesa nel medio-lungo periodo, in linea con PNIEC e Piano sociale Clima, per favorire la transizione energetica e la riduzione strutturale dei costi.
Trasparenza e tracciabilità
- Creare un sistema pubblico di monitoraggio (ad esempio, estensione del portale PNIEC) per rendere accessibili i dati sulla spesa dei proventi.
- Evidenziare l’impatto diretto sui cittadini e le imprese beneficiarie.
Integrazione nelle politiche fiscali
- Inserire i proventi dell’ETS 2 nelle strutture tariffarie per armonizzare i costi dei diversi vettori energetici e garantire sostenibilità, prevedibilità del gettito e coerenza con la transizione ecologica.
Scarica qui il report di ECCO