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SBTi rilascia il nuovo standard Corporate Net Zero

Science-Based Target initiative: quanto valgono le emissioni Scope 3?
Foto di Lucas George Wendt su Unsplash

Alla fine la Science Based Targets initiative (SBTi) non ha dato il temuto colpo di spugna sulle emissioni scope 3. Dall’iniziativa di riferimento a livello globale per valutare i percorsi di transizione delle aziende non arriva nessun liberi tutti all’uso delle compensazioni per i gas serra indiretti generati lungo la catena del valore. Ma sì a più flessibilità per le aziende rispetto ai vecchi standard SBTi.

È la novità principale della nuova versione del Corporate Net-Zero Standard, che aggiorna la precedente V1.2. Lo standard SBTi aggiornato è stato appena messo in consultazione pubblica, fino al 1° giugno 2025, per raccogliere i feedback dei portatori di interesse.

Le novità del Corporate Net-Zero Standard V2, il nuovo standard SBTi

Il nuovo standard SBTi si propone come una risposta concreta alle principali criticità emerse dall’esperienza delle aziende e dal confronto con la comunità scientifica. Vediamo le innovazioni principali dell’aggiornamento.

Maggiore flessibilità per affrontare le emissioni scope 3

Le emissioni indirette lungo la catena del valore rappresentano il nodo più complesso per molte aziende. Oltre la metà delle imprese coinvolte nei sondaggi SBTi ha indicato l’ambito scope 3 come la sfida principale nella definizione di obiettivi net-zero. Per questo, il nuovo standard introduce opzioni alternative, come target di procurement sostenibile e generazione di ricavi verdi, che consentono di intervenire in modo mirato su fornitori strategici e settori ad alta intensità emissiva.

Resta invariato il vincolo principale: per affrontare le emissioni scope 3, le aziende certificate da SBTi potranno ricorrere ai crediti di carbonio esclusivamente per i gas serra “residuali”. Nei mesi scorsi parte del board dell’iniziativa premeva per lasciare molta più libertà alle aziende nell’uso di questi strumenti di compensazione.

Rafforzamento dell’azione su scope 1 e scope 2

Per facilitare la decarbonizzazione diretta, la bozza prevede l’obbligo di transizione all’elettricità a basse emissioni entro il 2040. Inoltre, la separazione tra scope 1 (emissioni dirette) e scope 2 (emissioni da consumo energetico) consente una maggiore chiarezza e specificità nelle strategie di mitigazione.

Incentivi per la finanza climatica e le rimozioni di carbonio

Pur mantenendo l’accento sulla riduzione diretta delle emissioni, il nuovo standard SBTi apre a riconoscimenti formali per le aziende che investono in soluzioni di mitigazione, ma al di fuori della propria catena del valore (Beyond Value Chain Mitigation, BVCM). E introduce obiettivi intermedi per la rimozione di carbonio.

In altre parole: SBTi rafforza l’uso delle compensazioni per far crescere il mercato dei crediti, ma non ne fa uno strumento su cui le aziende possono contare per evitare di fare i compiti a casa.

Trasparenza e accountability

Per garantire la tracciabilità dei progressi e rafforzare la fiducia degli stakeholder, il nuovo standard introduce l’obbligo di monitoraggio e comunicazione dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi fissati. Le aziende che dimostrano leadership nella decarbonizzazione saranno riconosciute attraverso un nuovo sistema di validazione.

Inclusione delle PMI e dei paesi emergenti

Riconoscendo la necessità di un’azione climatica universale, la bozza di SBTi prevede requisiti semplificati per le imprese di media dimensione nei mercati in via di sviluppo e per le PMI, adattati alle loro capacità e risorse, con l’obiettivo di stimolare una partecipazione ampia e concreta.

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