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Disclosure climatica: a che punto sono le aziende italiane?

Disclosure climatica: a che punto sono le aziende italiane?
via depositphotos.com

Il sondaggio di Deloitte sulla diffusione della disclosure climatica tra le aziende italiane quotate

Sempre più attente a monitorare e comunicare il loro impatto e performance sul clima. E a riorientare il loro modello di business. A pochi mesi dall’espansione dei nuovi obblighi di reportistica ESG prevista dalla direttiva CSRD, le aziende italiane quotate dimostrano più interesse e consapevolezza sulla disclosure climatica rispetto a 1 anno fa, sotto tutti i profili. Anche se non mancano aspetti su cui serve più impegno. È la fotografia che emerge dall’edizione 2023 del Rapporto sullo stato di attuazione delle Raccomandazioni della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures di Deloitte.

Disclosure climatica, le aziende italiane si attrezzano per la CSRD

I progressi sono concentrati nell’identificazione e nel monitoraggio dei rischi e delle opportunità derivanti dal cambiamento climatico. In questo ambito, le aziende quotate che integrano questi aspetti nella disclosure crescono di 17 punti percentuali, dal 70 all’87%. Anche se in alcuni casi ciò avviene ancora in modo generico, all’interno dei rischi di natura ambientale.

Aumenta anche la trasparenza sugli aspetti di governance (+9%) e l’identificazione di obiettivi quantitativi (+7%). Sul primo punto, un dato positivo messo in luce da Deloitte è il balzo delle imprese che scelgono di nominare almeno un consigliere dotato di competenze ESG, relative al cambiamento climatico e la sostenibilità in senso lato. Dal 18%, in 12 mesi, si è passati al 41%. Ma crescono anche le società che affidano a un comitato specifico istituito all’interno del CdA la responsabilità in materia di sostenibilità (+9%, a quota 69%). E le remunerazioni dei dirigenti sono sempre più legate a risultati in ambito climatico (anche se spesso con obiettivi generici): le aziende con politiche simili salgono dal 29 al 44%.

Il clima nella strategia d’impresa

La disclosure climatica diventa parte integrante della strategia aziendale. Il 94% delle società riconosce il cambiamento climatico come tema materiale e rilevante per la società e i suoi stakeholder. Se resta sostanzialmente invariato il numero di aziende che conducono analisi di scenario per anticipare l’impatto della crisi climatica sulle proprie attività, aumenta il numero di quelle che ne riportano i risultati nella disclosure (dal 43 al 67%). Raddoppia, ma restando ancora su livelli molto bassi, l’inclusione del carbon pricing nella strategia aziendale. Le società che incorporano questo fattore e internalizzano il costo esterno del cambiamento climatico sono appena l’8%.

Obiettivi di mitigazione e adattamento, luci e ombre

Infine, se la quasi totalità (il 97%) delle aziende rendiconta le proprie emissioni Scope 1 e 2, solo il 59% lo fa anche per le emissioni indirette a monte e a valle (Scope 3), un dato comunque in crescita del 17% in un anno. E quasi un’impresa su quattro (il 23%) ha definito degli obiettivi quantitativi di riduzione delle proprie emissioni allineati ai requisiti della Science-based target initiative (SBTi), l’ente di riferimento a livello mondiale per la definizione di percorsi di transizione compatibili con gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale. I carbon offset attirano l’interesse del 26% delle aziende italiane quotate, in forte crescita sul 14% dell’anno scorso (per le aziende dell’indice FTSE MIB la crescita è più sostanziosa, dal 25 al 55%).

Sul lato adattamento, il 28% delle aziende quotate cerca attivamente di adeguare il proprio operato e garantire la continuità di business stendendo piani di manutenzione e di Disaster Recovery, consolidando le procedure di Business Continuity e adeguando il sistema di Recovery Plan ai migliori esempi internazionali.

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