Avviare anche in Italia un mercato dell'efficienza energetica degli edifici per trovare nuovi forme di investimento e meccanismi finanziari in grado di rilanciare il settore
“La direttiva – ha detto Paolo degli Espinosa, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – prevede per l’edilizia un fatto nuovo, l’impegno vincolante per la proprietà edilizia delle Amministrazioni Centrali a provvedere, ogni anno, all’efficientamento energetico del 3% del loro patrimonio, valutato intorno a 60 miliardi”.
Cifre di grande rilevanza che se riferite unicamente al patrimonio da riqualificare energeticamente danno luogo ad un valore immobiliare di circa 2 mld di euro, indispensabili per combattere la crisi del settore. Secondo quanto emerso durante il convegno una politica efficiente di controllo e gestione delle risorse edilizie di proprietà comunale permetterebbe alle singole Amministrazioni di acquisire un ruolo predominante anche sul patrimonio edilizio privato agendo così a 360°.
Due i problemi individuati durante il convegno per l’avvio di un mercato valido su scala europea che possa comprendere interventi di efficienza energetica destinati al pieno edificio, comprensivo di impianti e involucro, come previsto nell‘EPC (Energy Performance Contract) secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 115/2008: un problema di carattere finanziario dovuto alla mancanza di strumenti di incentivazione bancaria in grado di superare, nel contesto italiano, le difficoltà collegate agli elevati tempi di ritorno degli investimenti; e la mancanza di un bagaglio di esperienze sufficiente a replicare i progetti senza eccessive incertezze.
Come sottolineato durante il convegno le possibili soluzioni sono proprio legate all’EPC, strumento che potrebbe facilitare la bancabilità dell’intervento grazie alla garanzia che l’operatore ESCO offre al proprietario, ovvero del pieno conseguimento degli obiettivi di performance energetica.