Un edificio ad emissioni ed energia zero grazie all'involucro ben isolato, alle fonti rinnovabili e ad un impianto a idrogeno in grado di stoccare l'energia, garantendo continuità tra produzione ed utilizzo.
Uno dei principali limiti delle tecnologie rinnovabili domestiche e nello specifico del fotovoltaico è la mancanza di continuità ed integrazione tra la produzione e l’utilizzo, che rende impossibile lo stoccaggio dell’energia. Per risolvere questo problema gli ingegneri impegnati nella costruzione dell’edificio di Gignod, hanno deciso di affidarsi ad un particolare processo: l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici durante il giorno e non utilizzata direttamente, passerà nell’innovativo impianto che, attraverso il fenomeno dell’elettrolisi, la trasformerà in idrogeno, un elemento facile da immagazzinare in un apposito serbatoio; successivamente a seconda delle esigenze, l’idrogeno potrà essere a sua volta riconvertito in energia elettrica e termica, semplicemente grazie all’utilizzo di una cella a combustibile o di un’apposita caldaia a condensazione. Inoltre, per rendere la struttura completamente autosufficiente, verrà poi installata una pompa di calore solare, in grado di sfruttare l’energia termica prodotta dai pannelli solari nonchè quella generata dall’impianto fotovoltaico e dalle celle a combustible.
Come ha spiegato direttamente l’architetto Mattia Caliano, uno dei progettisti incaricati di seguire il progetto, i lavori partiranno con l’installazione dei 42 pannelli fotovoltaici, per poi proseguire con la riqualificazione dell’involucro e la successiva installazione dell’impianto a idrogeno e della centrale termica.
Una volta completata la struttura potrebbe facilmente aprire la strada ad un nuovo futuro per le costruzioni ad emissioni zero e per quegli edifici che inevitabilmente risultando essere indipendenti dalla rete di distribuzione pubblica (come i rifugi alpini), rappresentando anche un punto di svolta importante nell’efficienza delle costruzioni tradizionali.