Scarsi miglioramenti sulla qualità dell'edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi. Cresce l'attenzione riservata alle fonti rinnovabili.
Secondo il rapporto sono invece in controtendenza le regioni meridionali e le Isole (dove una scuola su due necessita di interventi urgenti) guidati da Campania, Basilicata e Sardegna, che quest’anno hanno raddoppiato gli investimenti per manutenzione straordinaria.
Il problema principale sottolineato da Legambiente, è la mancanza totale di un quadro Anagrafico chiaro dello stato degli edifici scolastici sul territorio, promesso dal Governo ma mai realizzato, che aiuterebbe notevolmente nell’individuazione delle strutture maggiormente bisognose. Ad aggravare la situazione si aggiunge l’età degli edifici scolastici italiani, dove più del 60% sono stati costruiti prima del 1974, ovvero prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche.
Tutt’alto che positivi dunque, i dati del Rapporto di Legambiente, che evidenzia soprattutto la mancanza di qualità delle scuole e dei servizi legati ad esse.
Problematiche ecologiche anche legate ai servizi ecocompatibili delle mense, poco attente ai rifiuti prodotti, considerando il fatto che circa il 34% delle scuole utilizza ancora piatti usa e getta ed alla qualità del cibo. Altri punti di calo che rischiano di riflettersi sugli stili di vita di famiglie e ragazzi, sono la diminuzione dei servizi scuolabus o pedibus, dove solo il 32% delle strutture si avvale del servizio, la presenza scarsa di piste ciclabili e la mancanza di aree verdi e strutture sportive.
Il fattore positivo che emerge dal Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente e che ha fatto rilevare passi notevoli rispetto agli ultimi anni, è l’attenzione dedicata alla rimozioni di potenziali rischi ambientali interni agli edifici scolastici. Sono infatti il 92% i Comuni che nell’anno 2011, hanno provveduto al monitoraggio sulla presenza di Amianto.
Legambiente sottolinea poi l’importante crescita dell’attenzione riservata alle fonti rinnovabili ed alle buone pratiche sostenibili, come la raccolta differenziata. Guida la classifica delle Regioni maggiormente attente all’utilizzo di energia pulita sui propri edifici scolastici il Veneto (35%), seguito da Puglia (23%), Toscana (18%) e Friuli Venezia Giulia (19%); fanalini di coda la Basilicata ed il Molise, dove la percentuale di edifici “puliti” è nulla. Anche l’utilizzo di fonti di illuminazione a basso consumo continua a crescere, prospettando un percentuale superiore al 66% per il 2011.
Un parametro inserito solo recentemente nel rapporto ma che, come sottolineato da Legambiente, diviene fondamentale, è l’attenzione alle dinamiche educative e formative legate alla qualità sostenibile degli ambienti ed indirizzata al personale docente ed ai ragazzi.
Scendendo nel dettaglio del Rapporto, la fotografia scattata ad un livello inferiore e riferita cioè ai singoli Comuni capoluogo di provincia che hanno partecipato all’indagine, vede la città di Trento in testa alla classifica, grazie all’ottima integrazione dei diversi requisiti ecosostenibili: grande attenzione al sistema di manutenzione, un’alta percentuale di edifici dotati di impianti di energie rinnovabili e numerosi servizi di trasporto pubblico e di piste ciclabili direttamente connesse alla struttura scolastica. Tra le grandi città, Roma esclusa a causa dell’incompletezza dei dati, emergono Firenze e Torino, rispettivamente al 18° ed al 19° posto per la sommatoria delle singole peculiarità, scendono invece in graduatoria Milano(44°), Bologna (62°) e Palermo (79°).
Riassumendo le richieste che Legambiente ha espresso in sintesi al Rapporto Ecosistema Scuola 2011 per migliorare le condizioni dell’edilizia scolastica aumentando la qualità ambientale ed ecosostenibile troviamo:
- Il monitoraggio puntuale delle strutture per poter stilare una graduatoria degli interventi principali;
- la trasparenza degli investimenti per sviluppare una metodologia d’intervento che trasformi l’attuale filosofia dell’emergenza a favore di una programmazione ordinaria;
- L’individuazione di un meccanismo ed un protocollo nazionale che faciliti i Comuni e le Provincie ad innovare gli edifici scolastici, dotandoli di sistemi energetici da fonti rinnovabili, ed impegnando gli enti locali a reinvestire i proventi del conto energia nella manutenzione ordinaria e nelle ristrutturazioni improntate al risparmio energetico.
Complessivamente purtroppo, nonostante l’evidente crescita riservata alle rinnovabili, la fotografia che emerge del patrimonio edilizio scolastico italiano mostra scarsi miglioramenti rispetto al passato, comunicando la necessità di un intervento immedianto che possa aumentare la qualità delle strutture ed il rispetto ambientale.