Il testo del provvedimento sposta a 20 anni la durata della concessioni idroelettriche dagli attuali 30. L'associazione si prepara ad offrire in Parlamento gli elementi di confronto utili per poter ottenere le modifiche necessarie
Una modifica che su cui si esprime con criticità, oggi, l’Aper: “Una riduzione così marcata del periodo, senza nessuna evidenza di analisi di impatto, aumenta sensibilmente la già ampia asimmetria sul tema con gli altri paesi della U.E. ed inoltre rappresenta un elemento critico che condannerebbe il parco impianti esistente al declino, senza possibilità per gli imprenditori di avviare i necessari ammodernamenti: 20 anni sarebbero infatti un periodo di tempo troppo limitato per ammortizzare gli investimenti necessari in questo tipo di impianti”.
Il rimprovero avanzato dall’associazione è che il decreto affronti solo parzialmente gli aspetti relativi alla riforma delle gare mancando l’obiettivo di offrire un disegno organico della materia. “Il provvedimento – conclude Aper – inoltre non contempera l’esigenza di una disciplina efficace del valore della concessione con la tutela, in sede di prima applicazione, degli interessi dei concessionari uscenti, nessuno dei quali avrebbe dovuto affrontare una procedura di gara se non a partire dal 2020. Eppure, tale equilibrio è stato assicurato di recente dal legislatore nel settore energia nel D.Lgs “Geotermia” n.22/2010 e, nel settore delle concessioni balneari, con la legge n.25/2010”.