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Rifiuti tessili trasformati in carta: più resistente di quella tradizione

Dall'Università di Graz uno studio per ottimizzare il riciclo di rifiuti tessili e produrre un tipo di carta più resistente

Rifiuti tessili trasformati in carta: più resistente di quella tradizione
Fonte Università di Graz

La gran parte dei capi di abbigliamento gettati o comunque i rifiuti dell’industria tessile, non trovano una seconda vita. Vengono inceneriti, con percentuali molto alte: intorno all’80%, tanto che dall’Ue c’è una nuova normativa che impone obiettivi vincolanti, rivolti ai produttori, specialmente di fast-fashion.
Secondo le stime dell’università di Graz, solo in Austria sono prodotte 220mila tonnellate di rifiuti tessili, da qui si capisce la quantità di spreco.

Dall’ateneo austriaco, però, è stato studiato un nuovo processo che trasforma questi rifiuti in carta, recuperando le fibre di cellulosa dagli abiti usati per produrre cartone e altri materiali di imballaggio. Se venisse applicata fuori dai laboratori universitari consentirebbe un grande risparmio di materie prime, ora disperse. Tra l’altro il nostro paese è piuttosto virtuoso nel riciclo di rifiuti tessili.

Il team di ricerca guidato da Thomas Harter dellInstitute of Bioproducts and Paper Technology ha trovato una soluzione sostenibile: il riutilizzo di fibre da tessuti usati a base di cotone per produrre carta per materiali destinati al packaging, che rispetto alla carta riciclata convenzionale, è molto più resistente.

La conversione delle fibre tessili in carta ha un vantaggio importante dal punto di vista ambientale e se introduciamo fibre tessili preziose in questo ciclo, rimangono utilizzabili per molto tempo“, la considerazione di uno dei ricercatori austriaci, la cui soluzione potrebbe rappresentare un’importante fonte di materie prime per la produzione di carta da imballaggio, quindi contribuire a ridurre la quantità di carta importata attualmente utilizzata per questo scopo.

Come si trasformano i rifiuti tessili in carta

Per ricavare la carta da vecchi indumenti, questi per prima cosa sono tagliati in piccoli pezzi, poi immersi in una soluzione acquosa, che viene macinata per separare le fibre di cotone intrecciate senza annodamenti o grumi. Alexander Wagner uno degli autori dello studio sui rifiuti tessili ha determinato la macchina battitrice più adatta, il tempo di lavorazione necessario e il rapporto ottimale tra acqua e tessuto per estrarre la massima quantità di fibre utilizzabili dagli scarti tessili. Alla fine di questo processo, avviene la trasformazione della carta, utilizzando metodi consolidati.

Cosa cambia nella nuova carta?

La carta con contenuto tessile non differisce molto dalla comune carta riciclata; è leggermente marroncina con occasionali macchie colorate, che provengono da capi di abbigliamento colorati. Tuttavia, queste macchie di colore sono irrilevanti per il cartone e altri materiali di imballaggio. I test di trazione dell’università di Graz, hanno dimostrato che l’aggiunta di tessuti aumenta la resistenza della carta riciclata: “Anche con una percentuale di tessuti pari al 30%, la carta è notevolmente più resistente, mentre la lavorabilità rimane la stessa“, afferma Alexander Weissensteiner, che sta lavorando all’ottimizzazione del processo di riciclaggio. D’altronde, è proprio la lunghezza delle fibre, circa 1,7 millimetri, più lunghe di quelle della carta riciclata, a conferire questa ulteriore resistenza.

Ma la ricerca non si ferma qui. Infatti, il prossimo obiettivo dei ricercatori è ridurre il consumo energetico del processo di battitura, fino ad arrivare all’ultimo step, e cioè implementare il nuovo processo su dispositivi industriali.

Svantaggi della trasformazione

Uno dei principali ostacoli è la complessità della selezione e separazione dei materiali, perché i rifiuti tessili spesso contengono una miscela di fibre naturali e sintetiche, e solo le prime sono adatte alla produzione di carta. Questo rende necessario un processo di selezione accurato, che aumenta i costi e il tempo richiesto per la lavorazione.

Un altro aspetto critico è l’uso di trattamenti chimici e il consumo di acqua. Infatti per rimuovere coloranti, colle e altre sostanze presenti nei tessuti originali, è necessario sottoporli a processi di purificazione che, sebbene possano essere resi più ecologici, implicano comunque un certo impatto ambientale. Inoltre, il costo di produzione resta ancora elevato rispetto alla carta convenzionale, a causa della necessità di tecnologie specifiche e dell’assenza di un’infrastruttura industriale su larga scala.

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About Author / Paolo Travisi

Ancora prima che giornalista, curioso per natura. Ha iniziato a scrivere per mestiere nel 2004, dapprima in tv, poi su giornali nazionali e web. Appassionato di scienza e tecnologia (ma non solo), ama scoprire nuovi argomenti di cui poter scrivere ed imparare. In questa avventura per Rinnovabili si occupa in particolare di economia circolare e mobilità sostenibile, e realizza i contenuti video per i social.