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Il bilancio di massa non è uno strumento affidabile per l’economia circolare della plastica

bilancio di massa
via depositphotos.com

Utilizzare il bilancio di massa per definire il contenuto riciclato è un’operazione rischiosa

Sempre più governi stanno fissando obiettivi relativi al contenuto di plastica riciclata. Le aziende, dal canto loro, si impegnano volontariamente a usare percentuali di materiale riciclato negli imballaggi. La domanda è: come si misura e verifica il contenuto riciclato? 

Un approccio che guadagna favore è quello del bilancio di massa, ma è controverso. Specialmente per la plastica riciclata chimicamente, il bilancio di massa è utile come parametro per dichiarare l’uso di materia prima seconda nel processo di riciclo. La plastica che attraversa processi di riciclo chimico viene infatti spesso convertita in olio di pirolisi, da cui si ricavano plastica riciclata e altri prodotti. Questo olio viene miscelato con materie prime vergini in raffineria. Diventa impossibile distinguere le molecole riciclate da quelle vergini. 

I trasformatori ottengono crediti per l’olio di pirolisi prodotto. Le aziende invece possono fare dichiarazioni di sostenibilità su ciò che acquistano. Questo metodo però non verifica la quantità di contenuto riciclato nel prodotto finale. Conferma solo che materie prime riciclate sono passate attraverso il processo di produzione. 

I critici sostengono che fare affermazioni di ecosostenibilità su ciò che non può essere fisicamente rintracciato è fuorviante. Ritengono che il bilancio di massa non aiuti un’economia circolare della plastica. La causa sarebbero i limiti tecnici nel riciclo chimico. Secondo Beyond Plastics, il bilancio di massa può ingannare i consumatori sulla quantità di plastica riciclata, perché non è in grado di dare informazioni su quanta ce ne sia nel prodotto finale. Il metodo serve solo per assegnare crediti ai riciclatori e dimostrare che i marchi si approvvigionano di materiali riciclati, che vengono trattati negli impianti in una quantità nota. Senza però sapere cosa resti nei nuovi prodotti e cosa si perda nel processo. 

Esistono tre metodi principali per assegnare crediti: quello dell’assegnazione libera, cioè senza contropartite; i crediti per approcci “fuel-use exempt”, che non considerano nel calcolo il materiale utilizzato come combustibile; e quelli polymer-only, basati esclusivamente sui polimeri. Il maggior dibattito oggi riguarda il considerare o meno il carburante come “materiale riciclato”.

L’UE deve ancora decidere quale sistema approvare, ma la scelta influenzerà gli standard globali. Per evitare di aprire una nuova voragine di greenwashing, solo il contenuto di materiale davvero riciclato dovrebbe essere utilizzato nella pubblicità e nelle comunicazioni al pubblico. Inoltre, le tecnologie di riciclo meccanico sono preferibili alle tecnologie di riciclo chimico. Pertanto, i rifiuti che possono essere riciclati meccanicamente non dovrebbero entrare nel riciclo chimico secondo molti stakeholder. Le emissioni del metodo di riciclo chimico più comune, cioè la pirolisi, sono molte volte superiori a quelle associate alla lavorazione meccanica dei rifiuti di plastica in granulato di plastica. Inoltre, il rendimento del riciclo chimico è notevolmente inferiore.

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