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Geoingegneria: diamanti in atmosfera contro il global warming

Geoingegneria diamanti in atmosfera contro il global warming

 

(Rinnovabili.it) – Una nuova trovata di geoingegneria prova a fornire soluzioni al riscaldamento globale diverse dal taglio delle emissioni. L’idea è quantomeno futuristica, se non proprio stravagante: spargere polvere di diamante in atmosfera per riflettere i raggi del sole e abbassare la temperatura del pianeta. È uscita nientemeno che dall’Università di Harvard, contenuta in uno studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics.

L’aerosol stratosferico è una tecnica più volte promossa da gruppi di esperti, anche in Europa. Consiste nello nebulizzare solfati nel secondo dei cinque strati in cui è divisa l’atmosfera, al fine di aumentarne la capacità riflettente e ridurre la quantità di radiazione che giunge sulla superficie del globo. Queste pratiche vengono definite Solar Radiation Management (SRM) e tentano di ripetere quel che avvenne durante l’eruzione del Monte Pinatubo (Filippine) nel 1991, quando la nube uscita dal vulcano abbassò la temperatura terrestre di mezzo grado.

In diverse occasioni le grandi istituzioni scientifiche internazionali hanno sollevato dubbi sulla loro reale funzionalità, sottolineando l’esistenza di rischi incalcolabili per gli ecosistemi e le società umane. Non si riesce a misurare la portata delle reazioni che i solfati innescano mischiandosi ad altre sostanze dell’atmosfera, né i danni per lo strato di ozono intorno alla Terra derivanti dalla loro trasformazione in acido solforico. Esistono, inoltre, possibili ripercussioni sulla circolazione dei venti e il clima, con incognite sulla vita delle piante e degli esseri viventi.

 

Geoingegneria diamanti in atmosfera contro il global warming 3

 

Per tentare di fugare i numerosi dubbi sulla sostenibilità ambientale di questi progetti, i ricercatori hanno pensato di utilizzare il diamante, che sarebbe più efficace e meno inquinante. In alternativa pensano all’ossido di alluminio, meno costoso e più facile da produrre, ma anche il 50% meno efficiente. È su quest’ultimo che i ricercatori concentrano maggiormente l’attenzione.

La National Academy of Sciences sul versante americano, il progetto EuTRACE su quello europeo, negli ultimi mesi hanno invitato la politica a ricercare soluzioni più realistiche per risolvere il problema del global warming. Proprio le tecniche SRM, infine, sono state definite «irresponsabili e irrazionali».

Ma la geoingegneria non cessa di affascinare i governi, che lasciano aperta una porta nella speranza di non dover praticare tagli profondi alle emissioni. La pubblicazione di questa ricerca a un mese dalla COP 21, potrebbe non essere casuale.

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