Metto subito in chiaro, a scanso di equivoci. Conosco bene il Liceo Giulio Cesare di Roma, e da molti anni apprezzo l’impegno della dirigenza scolastica e dei docenti per l’idea di percorso formativo accanto ai giovani e per i giovani, che viene perseguito. Ma questo non è uno “spot” per un importante istituto scolastico. E’ un cammeo sui giovani di oggi – almeno su una parte rappresentativa di adolescenti – sulla loro passione, sul loro modo di intendere la scuola. Le cronache locali dei quotidiani hanno riportato i blitz di alcuni gruppi neofascisti che nei giorni scorsi hanno fatto irruzione in alcuni licei romani – Galilei, Azzarita, Alberti -.
Lunedì scorso è toccato al Giulio Cesare. Dopo l’immediata condanna di professori, studenti e genitori, i ragazzi si sono messi freneticamente al lavoro per prendere le distanze dagli autori del blitz del 22 ottobre. Ma anche per manifestare il dissenso verso le nuove misure previste dal Governo Monti per la scuola pubblica. In modo pacifico. Ma forte. Efficace. Inequivocabile. La generazione 2.0 ha molto ben chiari i meccanismi della comunicazione, l’energia del messaggio. “L’idea, l’idea. Serve un’idea forte”, sentivo dire da questi ragazzi. Telefonate, sms e scambi su Facebook a volontà. Poi, la “trovata”, il “colpo di genio”. “Ognuno di noi scriverà su un foglio bianco la sua idea di scuola e faremo un flash-mob davanti al liceo. Sui cancelli campeggerà uno striscione con la nostra idea collettiva di scuola”, mi hanno detto alcuni di loro.
Entusiasti, felici per quello sforzo di menti collettivo, quell’energia nel passare dal pensiero all’azione che li fa sentire forti, uniti di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, alle cose a cui vogliono gridare NO. Non so se sono così tutti gli adolescenti, perché, come si legge nel contributo di una docente, pubblicato sul sito del Giulio Cesare qualche tempo fa, ”non si può parlare genericamente di ragazzi. Si può parlare di Giulia, di Giacomo o di Margherita e ognuno di loro è unico“. Unici: nel capire che alle aggressioni si risponde all’unisono e tempestivamente. “La scuola è famiglia”; “La scuola è il futuro”;”La scuola è amicizia”. Maglietta bianca e jeans – la divisa della protesta -, hanno manifestato questa mattina per due ore. Poi, tutti dentro a fare lezione. Nel pomeriggio, la consultazione digitale su Facebook, per i commenti e le azioni future. I provvedimenti annunciati dal Governo sulla scuola sono un altro tema di dibattito. La democrazia digitale si costruisce così.