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18 Paesi Ue spingono l’obiettivo zero emissioni entro il 2050

zero emissioni euL’allargamento del fronte pro zero emissioni potrebbe essere determinante per la revisione degli Accordi di Parigi prevista il prossimo settembre

 

(Rinnovabili.it) – Germania e Italia si uniscono alle nazioni Ue che spingono per fissare l’obiettivo zero emissioni entro il 2050: secondo quanto riportato da Euractiv, uno dei più autorevoli gruppi giornalistici di stanza a Bruxelles, il fronte favorevole alla decarbonizzazione dell’Unione europea già a metà secolo si sarebbe allargato ulteriormente, passando dagli 8 Paesi membri di metà marzo ai 18 di metà giugno, compresi il nostro Paese e la maggiore economia del vecchio continente, la Germania appunto.

 

Uno sviluppo che arriva a pochi giorni dall’ultimo incontro del Consiglio europeo prima della pausa estiva, previsto a Bruxelles per il 20 e 21 giugno, e che potrebbe portare in dote un accordo trasversale, quanto meno nelle intenzioni, in vista del summit delle Nazioni Unite di Settembre, a New York, quando le 200 nazioni firmatarie degli Accordi di Parigi si riuniranno per decidere se confermare o rilanciare gli obiettivi fissato nel 2015.

 

Le nuove firme sull’accordo per decarbonizzare entro il 2050 l’Ue sarebbero di Belgio, Lituania, Regno Unito, Germania, Italia, Slovacchia, Austria, Grecia, Malta e Cipro che sia aggiungono al blocco formato da Francia, Olanda, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Finlandia, Svezia e Danimarca, promotrici dell’iniziativa già lo scorso marzo.

 

L’onda verde che ha visto l’affermazione di partiti ecologisti durante le elezioni europee dello scorso 26 maggio spiega l’accelerazione del processo di adesione di Paesi come l’Italia e soprattutto la Germania, dove i Verdi sono diventati il secondo partito nazionale scavalcando la CDU di Angela Merkel. Ma un contributo significativo è arrivato anche dagli annunci nelle scorse settimane, di Finlandia e Regno Unito che hanno fissato l’obiettivo zero emissioni rispettivamente entro il 2035 e il 2050.

 

Con l’adesione di Italia e Germania, il blocco carbon neutral potrebbe definitivamente avere la meglio sul gruppo di Paesi che ancora si oppongono all’innalzamento degli obiettivi climatici nell’Ue: essenzialmente composto da Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca.

 

Le imminenti elezioni in Polonia potrebbero rappresentare lo snodo verso la transizione “green” delle economie dell’Est Europa che potrebbero guardare con interesse ai fondi di finanziamento comunitari destinati all’incentivo della produzione energetica da rinnovabili e all’abbandono del carbone. Proprio l’appoggio economico dell’Ue è alla base della recente conversione verso l’obiettivo zero emissioni della prima scettica Bulgaria che potrebbe seguire l’esempio di Cipro e Malta, tra le 10 nuove firmatarie dell’accordo rivelato da Euractiv.

 

In vista del meeting ONU che si terrà a settembre per rivedere gli obiettivi fissati con gli Accordi di Parigi, il Segretario delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk chiedendo l’innalzamento dell’obiettivo di taglio delle emissioni Ue a breve termine: dal 40% rispetto al 1990 al 55% entro il 2030.

 

“Accoglierei con favore l’adozione di una simile strategia a lungo termine – scriveva Guterres nella missiva datata 23 maggio, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa Reuters – Ancora una volta, conto su di voi, per dimostrare la leadership dell’Unione europe. Puntare al target del 55% di taglio delle emissioni, significherebbe lanciare un potente messaggio al mondo intero”.

 

Il Presidente uscente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, si è invece dichiarato contrario alla modifica degli obiettivi a medio termine per quanto riguarda la lotta alle emissioni: durante un meeting a Bruxelles, Junker ha definito “insensato” il continuo rilancio di nuovi obiettivi e ha invitato la comunità internazionale a focalizzarsi sul raggiungimento dei target già fissati.

 

Vedremo quale blocco prevarrà durante il prossimo Consiglio europeo e quale sarà la posizione con cui l’Ue si preparerà al meeting di New York del prossimo settembre.

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