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Terreni incolti, confermata la deroga temporanea

Immagine di wirestock su Freepik

Un compromesso tra ambiente e agricoltura

Nel 2024 non si dovrà tenere il 4% dei terreni incolti: è stata confermata la deroga temporanea che riguarda i seminativi aziendali. In sostanza, si concede agli agricoltori un’esenzione parziale dalla regola di condizionalità per i terreni lasciati a riposo. La Commissione Europea ha adottato un regolamento che è entrato in vigore il 14 febbraio con valore retroattivo al 1° gennaio 2024. Il regolamento segue la proposta presentata il 31 gennaio scorso.

Gli agricoltori chiedono maggiore flessibilità

Le forti proteste degli agricoltori, estese in tutti i Paesi europei, hanno portato la Commissione a rivedere alcune posizioni ritenute troppo rigide. Gli agricoltori, infatti, si trovano ad affrontare grandi difficoltà e per questo chiedono maggiore flessibilità. Tutto è legato all’assegnazione dei fondi della PAC (Politica Agricola Comune), che sono subordinati al rispetto di un insieme di norme legate ai benefici per il clima e l’ambiente.

Questo principio, cosiddetto principio di condizionalità, si applica a quasi il 90% della SAU (la superficie agricola utilizzata, cioè quella destinata alla produzione agricola) e svolge un ruolo importante per le pratiche agricole sostenibili. L’insieme di queste norme costituisce le BCAA 8, le “buone condizioni agronomiche e ambientali”.

La Commissione ha trovato una via di compromesso tra il benessere dell’ambiente e quello degli agricoltori.

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Il compromesso sul 4% dei terreni incolti

Invece di lasciare il 4% dei terreni incolti o con elementi non produttivi, chi coltiva colture che fissano l’azoto e/o colture intercalari senza uso di prodotti fitosanitari sul 4% dei seminativi è considerato conforme al requisito BCAA 8. Nulla vieta, ovviamente, che ci siano agricoltori che scelgono di lasciare una parte dei terreni incolti o non produttivi.

La norma BCAA 8 impone di destinare una quota minima di seminativi a superfici o elementi non produttivi. Possono essere sia terreni incolti che destinati a siepi o alberi (le aziende con meno di dieci ettari sono esentate da questo obbligo). La combinazione di colture azotofissatrici (ad esempio fave, lenticchie, piselli) e colture intercalari (ovvero quelle che crescono tra due diverse colture principali e che possono diventare foraggio per gli animali o letame verde) è importante per la salute del suolo, per la sua biodiversità e per limitare la lisciviazione dei nutrienti (cioè i nutrienti trasportati nel terreno dall’acqua. In caso di piogge eccessive o irrigazioni, il pH del suolo si abbassa con varie conseguenze negative).

Una prova di solidarietà con gli agricoltori in difficoltà

«Proponendo questa deroga temporanea, la Commissione dà prova di flessibilità e solidarietà nei confronti degli agricoltori europei di fronte a difficoltà eccezionali. Consentendo la produzione di colture azotofissatrici e intercalari, senza l’uso di prodotti fitosanitari, questa deroga raggiunge un equilibrio tra la necessità a breve termine di sostenere gli agricoltori e la necessità a lungo termine di proteggere il clima, la salute del suolo e la biodiversità», ha dichiarato il commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski.

Confagricoltura rimane critica, come spiega il presidente Massimiliano Giansanti: «La Commissione ha previsto una lista eccessiva di condizioni, che riducono fortemente l’efficacia della misura. Il nostro obiettivo è quello di eliminare l’obbligo della destinazione non produttiva dei terreni dalla normativa in vigore sulla PAC, ma è necessaria una proposta legislativa della Commissione che sarebbe impossibile approvare prima della conclusione della legislatura europea».

Confagricoltura presenterà le sue proposte sulla semplificazione a Bruxelles al Consiglio Agricoltura del 26 febbraio.

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Un pericolo per la capacità produttiva

Nonostante incontri definiti “proficui”, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, non è soddisfatto della deroga. Per Coldiretti «serve cancellare definitivamente l’assurdo obbligo di lasciare i terreni incolti che mina la capacità produttiva della nostra agricoltura e favorisce paradossalmente le importazioni dall’estero di prodotti alimentari che non rispettano le stesse regole di quelli europei in materia di sicurezza alimentare, ambientale e di rispetto dei diritti dei lavoratori».

Il 26 febbraio Prandini porterà le sue richieste al Consiglio Agricoltura e manifesterà a Bruxelles con gli agricoltori. Il 1° febbraio, dopo la manifestazione di un migliaio di agricoltori, la Commissione Europea aveva ritirato la direttiva agrofarmaci che – a detta di Coldiretti – avrebbe messo a rischio il 30% della produzione.  

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